Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/14

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8 Meccanismo della Scultura

sentasi Prometeo che prende le misure della sua statua col filo a piombo, come vedesi nella figura che noi daremo in appresso. I pittori devon avere la misura negli occhi; ma gli scultori hanno in ogni tempo dovuto adoperare la squadra ed il circolo, anche per modellare, essendo questo lavoro una preparazione alla scultura.

[...e lavori in gesso] §. 4. Formavansi anticamente di gesso, oltre i modelli1, le immagini delle divinità pei poveri2; e forse di tal materia pur furono le figure de’ più celebri uomini, che Varrone spediva da Roma in altri paesi3.

§. 5. Sono pervenuti fino a noi alcuni degli antichi bassi-rilievi in gesso, e de’ bellissimi se ne sono ritrovati nelle volte di due camere, e d’un bagno presso Baja non lungi da Napoli4. Ometto i bei bassi-rilievi ne’ sepolcri di Pozzuolo, poichè non sono di gesso, ma di calcina e pozzolana. Questi lavori quanto più fono bassi, tanto più dilicati appariscono e belli; osservasi però che dar volendo gli artisti a que’ lavori di molto baffo-rilievo diverse e varie degradazioni, sognavano con un più profondo contorno ciò che sul fondo piano dovea comparir rilevato. Pertanto deve


con-


  1. Di gesso si facevano anche le forme per copiare le statue fin dai tempi anteriori a Lisistrato, Plin. lib. 35. cap. 12. sect. 44.
  2. Prudent. Apoth. vers. 526. [ Prudenzio parla di Giuliano l’apostata, il quale soleva mettere il capo sotto una statua d’Apollo in gesso per venerazione: ::Quin & Apollineo frontem fubmittere gypso. Degl’idoli di gesso ne parla anche Arnobio Adv. Gent. lib. 6. p. 203. Giovenale Sat. 2. vers. 4. fa menzione delle molte figure del filosofo Crisippo, che in gesso si facevano; Pausania lib. 9. cap. 32. pag. 773. nomina una statua di Bacco di tal materia, e dipinta; e Plinio lib. 36. cap. 25. sect. 59. scrive, che se ne facevano figurine, e bassi-rilievi per adornare i palazzi.
  3. I ritratti degli uomini illustri pel mondo spediti da M. Varrone, sino al numero di settecento, non dovettero esser fatti in gesso, ma disegnati sulla pergamena con uno o più colori, Plinio lib. 35. cap. 2. sect. 2., da cui abbiamo questo racconto, parla d’immagini d’uomini, che chiudersi poteano, e che erano inserite ne’ codici delle opere loro. Da quell’espressione pliniana insertis voluminibus... aliquo modo imaginibus si può argomentare che tali copie fossero con leggiera tinta eseguite. [ Mi pare che Plinio dica, che Varrone inseriva nelle sue opere i ritratti degli uomini illustri che lodava, o de’ quali parlava, non già nelle opere di essi. Marcus Varro benignissimo invento, insertis voluminum suorum fecunditati, non nominibus tantum septingentorum illustrium, sed & aliquo modo imaginibus: non passus intercidere figuras, aut vetustatem ævi contra homines valere, inventor muneris etiam Diis invidiosi, quando immortalitatem non solum dedit, verum etiam in omnes terras misit, ut præsentes esse ubique, & claudi possent.
  4. Questi, e quell’altro appresso del tempio d’Iside sono di stucco.