Pagina:Storia delle arti del disegno II.djvu/20

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14 Meccanismo della Scultura

e sì finite, che possono guardarsi da vicino, come le gemme incise.

§. 13. Fra le statue, a cui è stata data l’ultima mano collo scarpello, bellissimo è il Laocoonte, e un occhio attento potrà in esso scorgere con quant’arte e con quanta franchezza sia stato adoperato lo scarpello per non perdere nel pulirlo nessuno di que’ tratti più dilicati e maestri. La pelle di questa statua, in confronto di quelle che sono lustrate e liscie, sembra alquanto ruvida; ma può assomigliarsi ad un morbido velluto in paragone d’un lucido raso, per valermi d’un esempio più acconcio, può paragonarsi alla pelle degli antichi Greci, allorchè non l’aveano lisciata ancora e ammorbidita pel continuo uso de’ bagni caldi e delle strigili introdotto dalla mollezza de’ Romani1: sulle carni loro sorgeva, a così dire, una sana traspirazione, simile alla prima lanugine che veste un mento giovanile2. I due grandi leoni di marmo trasportati da Atene a Venezia, e posti all’ingresso dell’arsenale, sono nella stessa maniera finiti col solo scarpello, come si richiede per bene imitarne il pelo e la giubba.



§. 14. Il


  1. Concederò, che l’uso di tali bagni, e delle strigili fosse ignoto ai primi Greci; ma non già che sia stato introdotto dalla mollezza de’ Romani; essendo certo, che questi da’ Greci lo hanno appreso, e presso di essi era cognito anche prima di Omero, come si rileva dalle opere di lui, e molto più frequente si andò tendendo in appresso, passando poscia ai Romani, che ne adottarono anche le parole proprie di tutte le cose, che lo concernevano. Vegg. Laurenti De baln. & med. antiq. schediasma, cap. 2., Casali De therm. & baln. vet., Ferrari De balneis post init., Denina Istoria della Grecia, Tomo iI. lib. VII. capo iiI. Mercuriale, che coll’autorità d’Ippocrate vuol provare, De arte gymnast. lib. 1. cap. 10. princ., che rari usassero il bagno ai tempi di quel gran medico, forse non lo avrà letto bene De victus rat. in morb. acut. sect. 3. §. 114., ove anzi fa capire l’opposto, e lo consiglia come un ottimo rimedio; e solo si lagna, che non si avessero luoghi più comodi, e tutte le cose necessarie a tal fine. Per l’uso delle strigili si può vedere la gemma rappresentante Tideo data nel Tomo I. pag. 161., e ciò che ne ho detto alla pag. 189.; e può osservarsi in Senofonte De exped. Cyri, lib. 1. pag. 246. D., che Xenia capitano di Ciro Minore ne’ lupercali da lui celebrati ne distribuì di quelle d’oro.
  2. Questi paragoni potranno forse rischiarare un’espressione di Dionisio Alicarnasseo, non ben intesa finora, meglio che tutte le dispute di Salmasio Not. in Tertull. de pall. p. 234., & Confut. animadv. And. Cercotii, p. 173., e di Petavio Andr. Kerckoet. Mastrigoph. part. 3. pag. 106. Dionisio, parlando della maniera di scrivere di Platone, usa queste voci: χνοῦς ἀρχαιοπινὴς e χνοῦς ὁ τῆς ἀρχαιότητος [ antiqua illa inv.. lis] Epist. ad Cn. Pomp. de Plat. oper. Tom, iI. pag. 204. lin. 7. Non potrebb’ella l’espressione dì Dionisio intendesi e spiegarsi di