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230 Storia dell’Arte presso i Greci

può essere argomento la somma che pagò Tiberio pel di lui quadro rappresentante l’Archigallo, cioè il prefetto degli evirati sacerdoti di Diana Efesina, che probabilmente esprimeva una di quelle beltà ambigue fra i due sessi, di cui parlammo altrove1. Pagollo l’imperatore 60000. sesterzj2.

[Seusi.] §. 20. Aristotele parlando di Seusi ebbe a dire ch’egli dipingeva senza ἦθος3, la qual voce alcuni de’ traduttori hanno omessa, altri, come Giunio4, hanno sinceramente confessato di non ben intendere, ed altri hanno mal interpretata, come Castelvetro5 che spiega ciò del colorito. Questo giudizio d’Aristotele può intendersi dell’espressione presa nel suo più stretto senso, poichè ἦθος, parlandosi di figura umana, significa quel che i latini diceano vultus, e noi diremo ciera, cioè l’aria del volto, e l’espressione del sembiante e de’ gesti67. Or si paragoni con quello detto d’Aristotele ciò che ebbe a rispondere Timomaco, altro chiaro pittore, a colui che biasimar volle l’Elena di Seusi: „Prendi i miei occhi, gli disse, e ti sembrerà una dea„8; dal che s’inferisce, che il pregio de’ lavori di Seusi consistesse nella


bel-


    n. 6. in extern. [ Cicerone De oratore, c. 22. ], & Eusthat. ad Iliad. lib. ult. v 163. p. 1343. lin. 60. Vi si vedeva il sacerdote Calcante immerso in profonda tristezza, Ulisse più mesto ancora, e con tutta la maggior possibile afflizione Menelao. Restava Agamennone padre d’Ifigenia: come mai esprimere il suo dolore? Con un velo gl’involse il capo, lasciando così ad ognuno l’immaginare quanta esser dovesse allora la sua afflizione. Euripide però Iphig. in Aul. v. 1550. prima di lui rappresentato avea nella sua tragedia Agamennone in tale atteggiamento. [ Eustazio l. cit. non da altro vuole che abbia derivata l’idea di quella pittura, che dalla grandezza del dolore espresso nei versi d’Omero. Tutti gli altri scrittori par che lo facciano un di lui pensiere originale. Se ha imitato Euripide, potrebbe piuttosto credersi, che abbia coperto il viso ad Agamennone, perchè, se questi come padre non poteva trattenere da dare segni del maggior dolore, non gli conveniva come sovrano, ch’egli era, di farsi vedere in pubblico in uno stato di tant’afflizione, che avviliva il suo carattere; e perciò Euripide v. 446. segg. gli avea fatto dire, che come re arrossiva di sparger lagrime, e come padre sfortunato arrossiva di non versarne. Vegg. Falconet Du tableau de Timanthe, ec., oeuvr. Tom. V. pag. 62. segg. Altrimenti converrà dire, che Timante non abbia avuta in vista la legge della decenza nell’espressione, di cui parla Winkelmann nel T. I. pag. 341. segg.

  1. Lib. IV. Cap. iI. pag. 283. segg.
  2. Plin. lib. 35. cap. 10. sect. 36. §. 5., e sono i 1500. scudi romani. Winkelmann diceva, circa 1000. scudi di Germania.
  3. Arist. Poet. cap. 6.
  4. Catal. arch. pict. &c. pag. 231.
  5. Poet. d’Arist. volgar. par. iiI. p. 143.
  6. Philostr. Jun. Icon. 2. p. 865. lin. 28. Casaub. ad Theophr. Char. cap. 8. pag. 207.
  7. Ved. Tom. I. pag. 329.
  8. Stobeo Serm. 61. pag. 369. princ.