Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/159

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s u l l’ A r c h i t e t t u r a. 141

tansi in esempio, esistano, quali ci si descrivono, ed ammettasi ancora, che la loro antichità sia delle più remote, rispetto però sempre alla greca Architettura; e perciò anteriore al risaputo ordine dorico, sorgerà il terzo dubbio di più difficile scioglimento; se debbano cioè quelle moli attribuirli a’ Dori della Grecia, o veramente ad altri popoli, di loro assai più antichi architetti; cosicchè vinte le due prime parti della querelane, forse che farebbero preparate le ragioni per non vincer la terza, e perder in conseguenza miseramente la causa.

§. 11. E a vero dire se fosse provato, che si vedessero tuttora in Grecia delle fabbriche di sì corte proporzioni, quali ce le descrive il le Roy; se queste vantassero un’antichità sì remota da superare l’invenzione della nota dorica Architettura; noi faremmo al caso di non più ravvisarle per doriche, ma per opera orientale, o etrusca. Non dissimulo questa deduzione, che potea farsi, lo stesso erudito le Roy, e confesso sinceramente di restar dubbioso, se cotali artefatti si dovessero all’industria de’ Greci, o veramente a quella de’ Tirreni. Piacquegli però di risolversi in favore de’ primi, e ne portò quella ragione; perchè tutti gli scrittori vogliono, che l’Architettura sia nata nella Grecia; onde un metodo antichissimo di fabbricare non potersi attribuire, che a’ soli Greci. La debolezza di quella ragione mostra il cattivo stato della causa. Non so se possa dirsi con verità, che tutti gli autori asseriscano esser nata l’Architettura nella Grecia, quando moltissimi sostengono doversi quest’invenzione a’ popoli Orientali, agli Egiziani, ed esserne noi in gran parte tenuti ancora agli Etruschi. Che se pure da alcuno si è data questa lode alla culta ingegnosissima Grecia, lo avranno fatto per rispetto all’eleganza, agli ornamenti, ad alcune nobili vaghissime proporzioni, che quest’


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