Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/216

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
198 L e t t e r e

zetti minuti quadrati di grandezza di due minuti d’un’oncia in circa (i quali vengono attaccati al papiro per via d’una colla, che ferma la vescica, e nel tempo stesso stacca un foglio dall’altro), si tira a poco a poco per istaccare un foglio dall’altro con l’ajuto di fili di seta attaccatigli colla stessa colla, e avvolti a’ bischeri. Nell’operare resta il volume appeso, e posato su due perni di ferro piantati nel tavolino, ai capi de’ quali sono attaccati due ferri concavi a mezza luna, foderati di bambace per sostenere il volume senza fregarlo, ec.


A r t i c o l o   III.


La premura, che ho di rispondere incessantemente alla compitissima vostra lettera, non mi permette di consultare libri intorno al dubbio, che mi andate proponendo sull’umbilico de’ volumi d’Ercolano; giacchè la libreria dell’emo Archinto fornita in altri generi di libri, scarseggia poi d’autori antichi. Ma mi pare, che l’autorità delle pitture, che rappresentano volumi antichi, passi sopra ad ogni altra notizia, troppo remota, de’ tempi nostri. Non voglio insistere con pertinacia a provare la mia opinione intorno all’umbilico duplice, il quale sia stato formato dalle due canne, su cui si rivoltava il principio, e il fine del volume, non ostante qualche evidenza, che quella ha dalle pitture antiche1. Ma voi fatemi la grazia d’illuminarmi, da dove mai abbiate cavato la notizia, che i volumi si chiudessero con bot-


toni
  1. Nell’articolo precedente ha detto meglio, che l’umbilico duplice siano le due teste della canna, o bastoncello, alle quali si attaccava una specie di bottone, che poteva somigliare a un umbilico, come dirò qui appresso. Mi pare che parli di queste canne, o bastoncelli, o almeno. di una colli suoi bottoni, oltre rari autori, che adduce Winkelmann nella citata lettera al conte di Brühl, Sidonio lib. 8. epist. lib.: Peracta promissio est; nam peritia tua si coactorum in membratas inspiciat signa titulorum, jam copiosum te, ni fallor, pulsat exemplar; jam venitur ad margines umbilicorum, jam tempus est, ut satyricus ait, Orestem nostrum vel super terga finiri. Martorelli non lo ha veduto per ciò che diremo nella nota seguente.