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peja, che fu coperta non da lava, ma da lapillo, e cenere nel noto infortunio vesuviano. Pompeja è distante da Portici sette miglia, e da Napoli tredici, ed è lungo la strada salernitana. Nel giro, che ho fatto per tutte le scavazioni d’Ercolano, di Resina, di Stabbia, ec., ho finito in quelle di Pompeja. Questa città era più grande di tutte le altre. Otto uomini soli lavorano a disotterrare una città intera subissata; e cinquanta in tutto fra cavatori, e schiavi barbareschi sono spartiti in quei quattro siti diversi accennati. Vi vorranno in quella maniera secoli per iscoprire tutti i tesori sotterranei. Si scoprì a Pompeja in presenza mia un orologio solare, o sia un gnomone di marmo con linee tinte di minio1; e si lavorava a sgombrare la cenere impietrita, e la terra in una stanza dipinta a riquadri, e quelli tramezzati da canne dipinte. Al muro stava appoggiato un credenzone all’antica, su cui s’inalzavano due gradini di un palmo d’altezza, per collocarvi sopra piatti, ec. La base era d’una specie di peperino impellicciato di breccia con un regolo di verde antico attorno: i gradini erano parimenti impellicciati. Vi stetti tutta la giornata per veder comparire tutto il credenzone. Il direttore del museo di Portici, ed io pranzammo con quello, che era stato preparato a Portici; ma la cenere era troppo ostinata per vederne il fine. Imboccammo nella strada maestra della città, lastricata di lava, non conosciuta dagli antichi, i quali congetturavano da qualche pezzo di pomice trovato intorno al vesuvio, che quello monte avesse arso anticamente, quando la pomice si vede già adoperata nelle fabbriche di Pompeja2. L’arte d’osservare non era troppo coltivata pres-


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  1. Quello è il celebre orologio illustrato dal ch. P. Paciaudi ne’ Monumenti Peloponnesiaci [ Tom. I. pag. 50.], e che produsse tanto risentimento degli Accademici Ercolanesi nella prefazione al Tomo iiI. delle Pitture. [ Si ha pure presso Seigneux de Correvon Lettr. sur la decouv. ec. Tom. iI. lect. 9. pag. 204., e ne parla l’Enciclopedia, art. Gnomonique.
  2. Diodoro lib. 4. §. 21. pag. 267., Stra-