Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/278

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
260 L e t t e r e

re in mano. Osservai però, che vi era fra quelle due dita come un attacco lasciato per cautela dallo scultore, come usavano, ed usano ancora fra le dita: ma qui non vi era quella necessità, essendosi potuto accostare le dita senz’attacco. Quel frammezzo è come un sassolino piccolino, e piatto. Nell’ondeggiare nel mare di molti dubbj, e congetture, volle porre il suo cencio in bucato anche il mastro muratore, e credette di trovare lo stoppaccio, o il turacciolo per l’ampollina. Ci levò ogni dubbio, & pedibus itum in ejus sententiam. Credereste, che una figura di così poco significato stesse con statue di Giove, d’Esculapio, e con un Fauno della medesima pietra, in compagnia di tre deità, come in fatti fu trovata?1 VII. Nel cavare i fondamenti d’una nuova fabbrica del palazzo Pontificio a piedi del Quirinale fu scoperto un pavimento di musaico grossolano, sotto di cui, andando più sotto, sono comparsi archi così smisurati, e vasti, che sgomentano a considerarli. Non sono ancora in chiaro di qual fabbrica immensa fossero. VIII. Nella Marmorata, o sia nel luogo dell’antico sbarco de’ marmi al Tevere in faccia all’Aventino, passeggiando solo in una vigna del duca Cesarini, scoprii un rocchio di cipollino colla iscrizione fatta dallo scarpellino antico:



RV-


  1. Parla Winkelmann di questa statua d’Atleta anche nella Storia qui avanti Tom. iI. pag. 15., e nei Monum. antichi ined. Par. I. cap. 24. pag. 77., dicendola in amendue i luoghi semplicemente di marmo nero, come è veramente, non di pietra di paragone. Ne dà la figura il sig. ab. Bracci Mem. degli ant. incis. Tav. 26.., con una gemma Tav. 51., in cui è rappresentato un soggetto consimile; come è similissima una statua di marmo bianco, che stava prima in casa Verospi, ed ora è in Inghilterra. Dal gesso di quella, che conserva il lodato Cavaceppi, e dalle altre si conosce ad evidenza, che la mano, di cui tanto questiona il nostro Autore, era tenuta così dall’Atleta per ricevervi l’olio, che versava dal vaso tenuto nell’altra, e poi farcisi l’unzione per tutto il corpo, come usavano gli Atleti prima di giuocare. Il preteso turacciolo è un attacco lasciatovi dallo scultore al solito per fortezza. Da tutto questo si può ben capire, quanto sia pericoloso il far dei restauri alle figure, delle quali non si sa il vero soggetto. Quanto è meglio lasciarle rotte, e malconcie, che scontrafarle, e far poi dire spropositi orrendi agli antiquarj, che col tempo vogliono parlarne; come, per darne un esempio, si è veduto nel Tom. iI. pag. 213. col. 1. aver fatto il Gori colla statua del discobolo della galleria Granducale a Firenze, trasformata in un Endimione, ed ora in un figlio di Niobe!