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addosso indubitatamente, come costa dalla descrizione fattane dal Camerario, e dall’altro, che lo ha trascritto. Fin a questo tempo di Cola di Rienzo, e forse molto dopo, fu chiamato Cavallo di Costantino. Per li secoli di mezzo non è da maravigliarsi di un errore così grossolano: ma poi come è succeduto, che tal nome gli sia stato dato fin dal tempo di Teodosio il giovane? Sarà stato forse per la basilica non molto lontano fatta, o restaurata come dicemmo dal Senato, o da Costantino? O perchè egli operasse qualche cosa a benefizio della statua? O per errore popolare, che non sarebbe tanto improbabile tuttochè in tempi non affatto barbari; come è indubitato, che fin d’allora s’introdussero delle storpiate, ed altre false denominazioni dei monumenti, che possono vedersi nella stessa Notizia in confronto delle descrizioni di Rufo, e di Vittore?[1]. Confesso liberamente di non saper che me ne dire; quantunque mi sembri verosimile, che a questa falsa denominazione noi siamo debitori della conservazione dell’insigne monumento fino al presente, perchè forse il nome di Costantino lo rese venerabile anche ai tiranni della città, alle fazioni, e agl’ingordi cercatori de’ metalli.
Rimase in quel luogo la statua fino al tempo del Pontefice Sisto IV., il quale avendo restaurato il palazzo Lateranense quasi tutto rovinato[2], la fece collocare in luogo più vistoso avanti lo stesso palazzo, come scrive bene il Ciacconio. Su questo trasporto è da farsi una riflessione, che toglie ogni equivoco. Flaminio Vacca scrive al luogo citato, che il Cavallo fu ritrovato in una vigna incontro alla Scala Santa; e stando in terra molti anni, non tenendosene
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- ↑ Il Nardini, che sovente nota queste differenze pensa di attribuirle piuttosto ad ignoranza dello scrittore della Notizia: il che talvolta sarà succeduto, ma non crederei sempre. Negli scrittori posteriori sempre più si trovano alterati i nomi.
- ↑ Rasponi De Basil. & Patriarchio Lateran. lib. 4. cap. 1. pag. 294.