Pagina:Storia delle arti del disegno III.djvu/645

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Per la parte architettonica ho presa la strada vera, e la più breve spiegando Vitruvio nel suo giusto senso ove parla dell’ordine toscano. Ho sostenuto, che secondo le di lui parole quell’ordine non aveva nè triglifi, nè fregio; colla quale spiegazione si viene a dare, senza tanti calcoli, un’idea affatto diversa a quell’ordine dall’ordine dorico, e dalle fabbriche di Posidonia per conseguenza, nelle quali è il fregio, e i suoi triglifi. Vedete pertanto, se io abbia potuto esser mosso dalle vostre ragioni. Voi avete capito la forza del mio argomento, ed avete mostrato di sentire la debolezza del vostro. Ma l’arrendervi anche per quella parte farebbe stato troppo fatale, dopo avere empito tanti fogli, e con qualche segreta compiacenza di erudito artista, e di buon ragionatore. Conveniva dunque nell’odierna vostra critica mostrare coraggio, cercando di difendere almeno in apparenza le vostre pretese dimostrazioni calcolatorie, col dirmi che quella opinione della mancanza del fregio nell’ordine toscano non è nè mia, nè del Piranesi, che io ho citato: col ripetermi le vecchie ragioni di coloro, che hanno abbracciata la sentenza contraria; e col non farvi carico delle mie. E’ cosa facile in questo modo abbagliare i leggitori incauti: no gli autori, che possono scrivere, e replicare. Or dovete sapere, sig. Cavaliere, che mai non ho detta mia quella opinione, che sapevo essere di altri, e dello stesso Winkelmann1: dissi di sostenerla, come la sostenni con nuove prove. Addussi volentieri anche l’autorità del Piranesi, perchè è architetto moderno; e perchè l’armatura del suo tetto senza fregio nella tavola, che citai, mi piacque più delle altre, poco premendomi delle altre cose da lui aggiunte.

Nel ricantare le vecchie ragioni, non sapeste negarmi assolutamente possibile un edifizio senza fregio. Solamente avete preteso di dimostrare più probabile, che i tempj etruschi lo avessero egualmente, che i greci, con tre argomenti, 1. della impossibilità di fare un tetto grande altrimenti. 2. argomentando da parecchie antiche fabbriche col fregio, credute d’ordine toscano dal Palladio, e da altri gravi antiquarj; e tra le altre l’Arena di Verona, e l’Anfiteatro di Pola. 3. che gli Antichi crederono il fregio una parte si essenziale della cornice, che non lo lasciarono mai, anche dove la rigorosa filosofia dell’Architettura permetterebbe lasciarlo senza errore. Tutte tre quelle ragioni, sig. Cavaliere, mi sembrano di ugual peso, vale a dire, di nessuno. Nello stesso tempo, che voi spacciate impossibile un tetto senza fregio, confessate possibile l’armatura diversa ideata dal Barbaro, almeno per li tetti non molto grandi: nulla dite della più giusta del Piranesi; e venite a conchiudere2: dunque non è poi tanto sicuro, che l’ordine Toscano non avesse fregio.

L’argomento dedotto dagli anfiteatri di Pola, e di Verona dati per ordine toscano dal Palladio, e da altri, non doveva ripetersi da voi; perchè da altri moderni architetti, e forse da voi pure, per quanto fate capire con quel quando si volessero, quell’ordine supposto toscano si crede dorico, quale è veramente; e potrei con poco farvelo vedere. Ma per il nostro proposito basterà l’osservare, che questo architetto3 parlando dell’

  1. Tom. II. pag. 100.
  2. Pag. CXLIV.
  3. Lib. 1. cap. 14.