Pagina:Storia di Milano I.djvu/144

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120 storia di milano

accepta, velut dux castrum procurando regebat.

Alcune usanze ed opinioni di quel secolo meritano di essere ricordate. Continuava l’usanza, siccome ho detto, di considerare alcuni uomini come servi: a questi si tagliavano i capelli, e quando volevansi manomettere, era costume di presentare il servo a un sacerdote, che lo faceva passeggiare in giro intorno dell’altare, e, dopo una tal cerimonia, l’uomo era considerato libero. Per fare un atto solenne di donazione il costume esigeva che si adoperasse un coltello e un bastone nodoso, un ramo d’albero, ovvero un pampino di vite. Qualche altra volta si adoperava per tale atto un’altra cerimonia, ed era di porre sulla terra la carta e il calamaio, e il donante li prendeva dal suolo e li poneva nelle mani del notaio, pregandolo a scrivere la donazione e autenticarla. Il lardo era molto in uso presso la plebe. Abbiamo più legati pii ai poveri, che dispongono di distribuirne. Uno di questi è nel testamento fatto dall’arcivescovo Andrea, in cui vuole che il suo erede, nel giorno anniversario di sua morte, pascere debeat pauperes centum, et det per unumquemque pauperem dimidium panem, et companaticum lardum, et de caseum, inter quatuor, libra una, et vino, stario uno. Nella chiesa di Sant’Ambrogio avevamo tre oggetti di opinioni capricciose: un antico marmo rappresentante Ercole, e si credeva che l’Impero doveva conservarsi sin tanto che quella scultura rimaneva al suo luogo: di ciò scriveva Fazio degli Uberti.

Hercules vidi, del qual si ragiona

Che, fin che’l giacerà come fa ora,

L’Imperio non potrà forzar persona.