Pagina:Storia di Milano I.djvu/172

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fu creato, papa Alessandro II scrisse una lettera: Omnibus Mediolanensibus clero, et populo, nella quale, dopo molte affettuosissime espressioni, diceva: Speramus autem in Eo qui de virgine dignatus est nasci, quia nostri ministerii tempore sancta clericorum castitas exaltabitur, et incontinentium luxuria cum caeteris haeresibus confundetur. Questo fu un avviso che precorse le nuove imprese contro de’ sacerdoti ammogliati; la tranquillità dei quali da due anni goduta si può attribuire anche alla lunga malattia di Landolfo, che fu il primo, siccome abbiamo veduto, ad animare la plebe colla parola. Ma egli, dopo di avere perduta la voce per molti mesi, finalmente dovette soccombere. Arnolfo lo attribuisce a punizione del cielo, che, per avere colla parola peccato, gli facesse soffrire un tal genere di malattia: Quum vero placuit Altissimo, qui renes scrutatur et corda, ille qui alienam diu meditatus fuerat lassitudinem et inopiam, doluit sui ipsius aegritudinem: quumque langueret biennio pulmonis vitio, vocis privatur officio, ut in quo multos affecerat, in eo quoque deficeret, dicente Scriptura: per quae quis peccat, per haec et torquetur. Sed ne mortuos accusare videamur, de illo penitus taceamus. San Pier Damiano gli ricordò di mantenere il voto che aveva fatto a Dio, di prendere l’abito monastico; voto che Landolfo fece nell’occasione d’un tumulto popolare che lo aveva posto in angustia. Questo si raccoglie dalla lettera di san Pier Damiano, la quale trovasi al lib. V delle sue epistole, ed è diretta: Landulfo, clerico et senatorii generis, et peritiae litteralis nitore cospicuo. Landolfo non si fece monaco. Taluno sostenne che Landolfo servisse meglio