Pagina:Storia di Milano I.djvu/223

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suam magnis fossis circumdederunt, et imperatori audacter et viriliter restiterunt; e della terra cavata nel fare la fossa se ne formò il parapetto nel luogo che anche presentemente conserva il nome di Terraggio. Convien dire che queste fortificazioni fossero assai ben fatte; poichè vedremo che non vennero mai superate colla forza; e che, perduta che fu la città, ebbe somma cura il vincitore di vederle distrutte. Venne in Italia l’imperator Federico alla testa di un’armata poderosissima, la quale conteneva quasi tutte le forze della Germania. Basti il dire che aveva sotto di lui a bloccare Milano Ladislao re di Boemia, Corrado duca di Rotenburg, Lodovico conte palatino del Reno, Federico duca di Svevia, Enrico duca d’Austria, Alberto conte del Tirolo, Ottone conte palatino di Baviera, l’arcivescovo di Colonia Federico, Arnaldo arcivescovo di Magonza, Hellino arcivescovo di Treveri, Wikmanno arcivescovo di Magdeburg, il duca di Zaringhen, e altri principi sovrani. (1158) La venuta di questa terribile armata accadde l’anno 1158. È strana la cerimonia che l’imperator Federico volle premettere alle sue operazioni militari. Prima di innoltrarsi nel Milanese fece intimare alla città un termine perentorio a presentare le discolpe, se ne aveva. Non volle dare un gastigo senza una sentenza, nè una sentenza senza un giudizio, nè un giudizio senza una citazione. Vennero i legati di Milano a questa formalità. L’eloquenza e i doni furono inefficaci; e la sentenza dichiarolli pubblici nemici.