Pagina:Storia di Milano I.djvu/256

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colla sola distanza fra casa e casa, che ne lasci l’uscita e l’ingresso. Cresciuto che sia poi il numero degli abitatori, si comincia a conoscere la necessità d’un regolamento, e si obbligano i nuovi che vengono ad osservare nelle nuove case che v’innalzano certa distanza e certo ordine; e come i nuovi sono costretti a sempre più allontanarsi dal centro, quanto più tardi si determinano a scegliervi la dimora, perciò sempre più regolari e spaziose sono le vie lontane dal mezzo della città; perchè le case dei centro sono state aggiunte ad un villaggio; e quelle più lontane, ad una città che aveva un regolamento di Edili. Io perciò opino che la maggior parte delle vie interne di Milano sieno antichissime, e le case, ristorate sempre sopra i primi fondamenti; poichè dopo cinque anni ciascuno sarà ritornato esattamente a possedere lo spazio della sua casa, e l’avrà riattata sopra gli antichi fondamenti.

Come fossero trattati i Milanesi confinati nei quattro borghi, e quanti vilipendii ed a quante miserie andassero esposti, è facile immaginarselo, e gli autori ce lo descrivono. Se è possibile un governo civile che abbia per oggetto l’infelicità del popolo, lo fu quello; e negli annali nostri ancora si ricordano i nomi di Pietro da Cunin, di Marquardo di Wenibac e del conte di Grumbac, i quali poterono distinguersi nella rapacità, durezza ed oppressione sotto cui fecero gemere i nostri antenati. Il terrore di questo trattamento costrinse Piacenza, Brescia e Bologna a sottomettersi a Federico: ne sicut Mediolanum, quod fuerat flos Italiae, si ribelles imperatori existerent, funditus subverterentur, dice il Morena. Tutte le città