Pagina:Storia di Milano I.djvu/279

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del re Enrico, di lui figlio. Questo trattato di Reggio ci dà a conoscere quanto fosse mutato l’aspetto delle cose dopo la giornata 29 maggio 1176. L’imperatore non ci risguardava più come schiavi, nè conservava più l’opinione d’essere signore del globo terraqueo, orbis terrae dominum; ma era un principe che, quasi da pari a pari, faceva un trattato con un popolo libero. Noi in quel trattato acquistammo la signoria delle terre; e ce lo ricorda il manoscritto compilato trent’anni dopo, in cui si contengono le nostre consuetudini; leggendosi in quello che appunto l’imperatore Federico plenam jurisdictionem concessit alla città di Milano sulle terre del suo distretto, su di che veggasi il diligente nostro ed erudito conte Giulini Nel ducato si distinguono Monza, Varese, Vimercato, Triviglio, Busto, Gallarate, Lecco, da noi chiamati borghi, e che in altri regni verrebbero chiamati città. È bensì vero che non sappiamo se allora essi fossero nello stato in cui si trovano oggidì.

(1186) Dopo questi particolari legami di amicizia (se pure non è profanazione d’un nome consacrato al sentimento l’adoperarlo in questo luogo) l’imperatore Federico venne a Milano, ed alloggiò nel monastero di Sant’Ambrogio, e in quello poi si celebrarono con pompa imperiale le nozze del re Enrico con Costanza, figlia di Ruggieri re di Sicilia. La chiesa non si trovò bastantemente capace, e perciò si fabbricò una magnifica sala di legno nel giardino del monastero medesimo. Il corredo della sposa ce lo indica la Cronaca Piacentina. Aveva seco la sposa ben centocinquanta cavalli carichi d’oro, argento, drappi di seta, panni, pellicce: Plusquam CL