Pagina:Storia di Milano I.djvu/322

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vi fu bisogno per ottenere in deposito, dal giorno tre di novembre sino al 25 dicembre, un calice d’oro, e se fu bisogno di ricercarlo. Il peso dell’oro corrispondeva a millequattrocento zecchini, i quali nessuno gli affidava senza quel pegno. Poi riscontriamo le formalità dei contratti quasi simili alle nostre. Scorgesi come il legato pontificio vi fa la figura che ne’ secoli prima avrebbe fatta l’arcivescovo, ma per gradi l’autorità del metropolitano s’era omai annientata, e il sommo pontefice, colle bolle e coi brevi, disponeva di tutto. In questi brevi, dice il conte Giulini parlando di questi tempi, ben si scuopre la differenza che passa fra l’autorità ch’esercitava il papa (Gregorio IX) a Milano ne’ presenti tempi, e quella ch’esercitava ne’ secoli scorsi. L’introduzione de’ religiosi Minori e de’ Predicatori nelle città, come giovò maravigliosamente a ricondurvi i buoni costumi ed a bandire gli errori, così servì anche ad accrescere in esse il dominio del sommo pontefice, e diminuire quello de’ vescovi. I frati s’erano resi indipendenti dai vescovi. Anche le monache erano indipendenti. Un frate francescano era salito sulla sede metropolitana, e ne sosteneva la dignità così poco, quasi nemmeno fosse vicario del papa. Questo arcivescovo chiamavasi Leone da Perego; e allora il legato del papa, che quasi sempre risiedeva in Milano, faceva operare in Milano i vescovi di altre diocesi, senza nemmeno parteciparlo all’arcivescovo. Alessandro IV terminò l’opera di Gregorio VII. Due secoli si adoperarono per una tale rivoluzione. Nel 1056 cominciarono i primi tentativi: