Pagina:Storia di Milano I.djvu/347

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omnium sequacium: giuramento crudele, iniquo e sacrilego, nulla più potendo un sovrano cercar dal nemico, se non la riparazione de’ mali che gli ha fatto, e la sicurezza di non riceverne di nuovi, non mai la morte e distruzione di esso e de’ suoi; pensiero atroce, che offende la religione e persino le stesse leggi di natura. Merita osservazione altresì il vedere come si cercassero le leggi romane per servire ai giudici in caso non contemplato dallo statuto; la qual reviviscenza del gius romano presso di noi, è la più antica memoria sinora osservata in questo giuramento, fatto l’anno 1288.

La signoria di Matteo Visconti non era ben sicura; egli era appena capitano del popolo per cinque anni, e terminavano coll’anno 1292. I Torriani, sebbene colla disfatta di Vaprio, seguita nel 1181, fossero stati per allora ridotti all’impotenza di nuocere, non vennero ivi estinti, e, col tempo, ricomparvero ancora potenti. (1290) Mosca ed Errecco della Torre, l’anno 1290, invasero da più parti le terre milanesi. Avevano degli alleati, e fra questi il marchese di Monferrato, nominato nel giuramento solenne del nostro capitano del popolo. L’infelice marchese fu preso dagli Alessandrini, e finì i giorni suoi entro di una gabbia, come Napo della Torre. L’umanità geme alla memoria di tai venture! Quasi tutte le città della Lombardia avevano, verso la fine del secolo decimoterzo, due fazioni e due famiglie prepotenti che si disputavano la signoria, come accadeva in Milano fra i Torriani e i Visconti. Pavia, per esempio, aveva i Beccaria e i Langosco; Novara, i Tornielli e i Cavalazzi; Vercelli, gli Avvocati e i Tizzoni; Bergamo, i Colleoni e i Suardi; Lodi, i Vignati e i Vistarini; Como, i Rusca e i Vitani: e così