Pagina:Storia di Milano I.djvu/412

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search


appena spuntava l’aurora delle belle arti. Egli invitò e protesse Giovanni Balducci, pisano, esimio scultore per quei tempi, di cui si può conoscere il valore nell’arca di marmo di san Pietro Martire, poco fa da me ricordata. Col mezzo di questi artisti, i primi del loro tempo, Azzone abbellì la sua corte, e insegnò ai nobili un genere di lusso colto ed utilissimo ai progressi delle belle arti. La torre di San Gottardo è il solo avanzo che ci rimane per avere una idea del gusto dell’architettura di Azzone; ed è un pregevole monumento, singolarmente perchè erano i primi passi che si facevano dalla somma barbarie al nobile ed elegante modo di fabbricare. Anche un altro motivo rende quella torre degna d’osservazione; ed è che ivi Azzone fece collocare un orologio che batteva le ore; macchina allora affatto nuova e sorprendente, dalla quale prese nome la via delle ore, come anche in oggi viene chiamata. Anticamente eranvi le guardie per le strade, le quali, colle clepsidre, ovvero cogli oriuoli a polvere misurando il tempo, ad ogni ora gridavano, avvisando i cittadini, come ancora si suole nella Germania. Questa macchina ingegnosa, che batte tanti colpi sulla campana quante sono le ore, fu inventata da un monaco benedettino, inglese, per nome Wallingford, e posta ad uso pubblico in Londra l’anno 1325. Ma probabilmente allorchè Azzone la collocò sulla sua torre, ancora non ve n’era alcuna nell’Italia; poichè il famoso orologio che fece porre in Padova Giovanni Dondi, per cui la famiglia acquistò il sopranome Dondi Orologio, vi fu collocato cinque anni dopo morto Azzone, cioè l’anno 1344; e l’orologio in Bologna si conobbe dopo che era celebre quello di Padova. Così Azzone aveva rivolto il lusso e la magnificenza verso di oggetti che tutti animavano il paese a illuminarsi, a risorgere, ed avanzarsi al buon gusto ed alla perfezione. Egli amava le curiosità, e aveva nella corte i serragli di fiere. Leoni, scimmie, babbuini, struzzi, ecc.; oggetti tanto allora più rari, quanto meno in quei tempi era la fratellanza e la sicurezza fra nazione e nazione. Aveva delle vaste uccelliere, coperte di rame, come si fa ancora presentemente, e queste popolate da uccelli rari e di paesi lontani. In mezzo al cortile v’era una magnifica peschiera, entro della quale dalle fauci di quattro leoni, scolpiti in marmo con nobile lavoro, sgorgava l’acqua limpidissima ed abbondante; e quest’acqua, la quale presentemente passa coperta sotto della regia ducal corte, l’aveva Azzone raccolta da due sorgenti ritrovate fuori di porta Comasina, nel luogo detto alla Fontana, e per canali sotterranei l’aveva condotta sino al suo palazzo.