Pagina:Storia di Milano I.djvu/517

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hujusmodi mendaciter simulant, cum etiam pro parva pecuniarum summula, non pœnitentes, sed mala conscientia satagentes inquitati suae quoddam mentitæ absolutionis velamen praetendere, ab atrocibus delictis nulla vera contritione, nullaque debita praecedenti forma (ut verbis illorum utamur) absolvant, mala ablata, certa, et incerta, et nulla satisfactione praevia (quod omnibus saeculis absurdissimum est) remittant. V’erano dunque pur troppo i comodissimi dottori, che per carpire denaro, addormentavano gli uomini del delitto; e non è difficile che questi venissero adoperati per innalzare il Duomo; nel quale il duca pensò di lasciare ai secoli un monumento eterno della sua grandezza. Da tali fatti si può concludere che allora non v’era idea di eloquenza; non si studiava la storia; cattivo era il gusto di architettura; e poco dissimile quello della mensa; e quel che è peggio di tutto ciò, correva una morale infame, per cui si credeva col denaro di cancellare qualunque iniquità; senza bisogno alcuno di pensare a diventar migliori. I lodatori de’ tempi antichi, torno ancora a ripeterlo, non sanno la storia.

La vendita che aveva fatta l’imperator Venceslao di tutto il regno longobardo, ossia italico, al nuovo duca, mosse i principi della Germania a formare un partito per deporre quel sovrano dal trono augusto, dal quale aveva staccata una parte importante. Altri motivi di doglianza avevano ancora contro di lui. (1401) Quindi dichiararono imperatore Roberto conte Palatino di Baviera, e Venceslao deposto; il che avvenne l’anno 1401. Il papa, i Veneziani ed i Fiorentini animarono il nuovo Cesare a comparire nell’Italia, per rivendicare le terre staccate