Pagina:Storia di Milano I.djvu/69

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capo secondo 45

lano è stata adoperata prima del 775; poichè questa rara moneta, che il solo Le Blanc ha pubblicata, è stata coniata ne’ diecisette anni precedenti, ed è la più antica moneta sicura della nostra officina monetaria, non avendo le più antiche, che si credono di Milano, se non delle probabilità. Ciò però basta per provare che da mille anni almeno a questa parte, la zecca di Milano ha battuto moneta. Se prestiamo credenza a Paolo Diacono, scrittore longobardo, la nazione de Longobardi veniva dalla Scandinavia. Forse quello storico non aveva letto la geografia di Tolomeo, in cui si vede: habitant Germaniam quae circa Rhenum est, a parte prima septentrionali Brusacteri parvi appellati, et Sicambri, Oqueni, Longobardi. Erano adunque i Longobardi popoli della Germania, vicini al Reno, dalla parte settentrionale. Aggiunge poi Tolomeo: interiora atque mediterranea maxime tenent Suevi Angli, qui magis orientales sunt quam Longobardi. Sembra con ciò indicarsi che la patria de’ Longobardi fosse a un dipresso verso la Westfalia. Per la ragione medesima crederemo che nemmeno avesse osservato Cornelio Tacito nel libro de situ Germaniae, ove si legge: Longobardos paucitas nobilitat, quod plurimis et valentissimis nationibus cincti, non per obsequium, sed praeliis, et periclitando tuti sint; e Tacito istesso nelle Storie: Longobardorum opibus refectus, per laeta, per adversa res Cheruscas afflictabat, dice di Italo Flavio, re dei Cheruschi, sotto Claudio Augusto. Se adunque cinque secoli prima che venissero i Longobardi a invadere l’Italia, erano essi popoli della Germania, non si può attribuire che ad errore e falsa tradizione l’averli fatti discendere dalla Danimarca e dalla Svezia, cioè dall’antica Scandinavia, nel secolo ottavo, nel quale scriveva Paolo Diacono.