Pagina:Studi storici sul centro di Firenze 1889.djvu/140

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manichi, altri dieci col manico lungo come quelli che usavano allora i tintori, e quaranta secchie. Due secchioni grandi di rame coi cerchi e armature di ferro per attinger l’acqua; due «ramponi» ossia uncini di ferro, uno più grande e uno più piccolo, infilati in certe pertiche lunghe con più campanelle per introdurvi le funi e che servivano per atterrare le muraglie. Dieci graffi di ferro messi in aste grandi e lunghe; dieci forchetti di ferro; dodici scure; sei sacchi di panno di lino legati in cima a certe mazze lunghe, che servivano «intinti nell’acqua» per buttar sopra al fuoco per spegnerlo; sei lumiere di ferro con l'aste di legno e cinquanta panelli,

Questo è tutto il materiale che costituiva, come oggi si direbbe, l'arsenale della Guardia del fuoco, la quale era costituita come appresso: I Gonfalonieri delle sedici compagnie della città, eleggevano quattro uomini, di qualunque quartiere si fossero, ed erano chiamati «capo-dieci» perchè ciascuno di loro aveva sotto i suoi ordini altri nove uomini, scelti tanti per quartiere; e quattro avevano il titolo di maestri, e gli altri cinque di manovali. In tutto il numero, cioè dei quaranta componenti la Guardia del fuoco, dovevano esservi almeno cinque fra legnaioli e scalpellini. Oltre questi quaranta vi erano due «rassegne» ossia «lanternari» e venti porti, eletti cinque per quartiere purché avessero esercitato sempre tale professione; e la metà di essi doveva ogni notte star vigilante nella loro casa, tenendo i lumi accesi per essere pronti a qualunque evenienza. Era pure destinato alla Guardia del fuoco un notaro che accorreva esso pure sul luogo dell’incendio per «rassegnare gli uomini che dovevano spegnere il fuoco, e poter ragguagliare il Gonfaloniere di giustizia per castigare chi fosse mancato».

La elezione di tutta la Guardia del fuoco, delle rassegne, dei porti e del notaro, durava soltanto quattro mesi;