Pagina:Sul progetto di una strada di ferro da Milano a Como.djvu/13

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diramazioni misura metri 43,000, cioè più di un sesto di quella. Ebbene la sesta parte di una somma tra 42 e 43 milioni è circa 7 milioni e la sesta parte di una spesa annua tra 3,368,000 lire, e 4,116,000 è circa 600,000 mila lire.

Ma siccome la linea di Como è per 7/8 della sua lunghezza ad una sola carriera e quella di Venezia si progettò tutta doppia riduciamo pure i 7 milioni a 4,300,000, e le 600 mila lire annue a meno della metà; e avremo appunto le somme ch’io qui sopra ho moderatamente dedotte.

Dunque si dimanderà: questa impresa non promette riescita? Risponderei che la riescita dipende dal rapporto fra la spesa e l’introito. Ora degli introiti fin qui non s’è parlato. Ed è una questione affatto statica e di somma difficoltà; e avrebbe dovuto essere la prima di tutte a farsi. Se dunque i calcoli dell’Autore fossero da riformar per egual proporzione anche da questo lato: il rapporto tra l’introito e la spesa potrebbe rinvenirsi favorevole, e l’impresa risultar vantaggiosa. Ora la questione da sciogliersi e questa, ed è per questa parte che la pubblicazione del Progetto potrà riescir utile al paese, mostrando di qual genere di lumi la cosa abbisogni.

Per quanto riguarda la questione d’arte, rimane ancora intatto il problema di estendere l’uso delle macchine locomotive a tutta quanta la
linea tanto per i passaggieri quanto per le merci. E la soluzione non è certamente impossibile ed è forse di qualche facilità e di non grave dispendio.

Il sig. Bruschetti abbia lode e grazie di questi suoi studj i quali aprono fra noi una discussione che riescirà utile al paese perchè o ci salverà dal cominciare un’impresa infruttifera, o ci assicurerà di cominciarne una bella e fruttuosa. Le sue proposte sono preziose quando si riferiscano a quell’aurea massima che fece succedere alle ventose e sterili idealità la feconda ed efficace filosofia baconiana e sostituì le buone esperienze ai magri indovinelli; quella massima che dettò l’impresa dell’immortale Accademia del Cimento: Provando e Riprovando: massima con cui il semplice buon senso ottenne tante volte ciò che la molta dottrina non seppe ottenere.

Questi cenni facciano prova della nostra sollecitudine per ogni cosa di comune utilità e riputazione. Il nostro giornale che destina un’apposita parte alle strade ferrate, non può rimanersi silenzioso in una questione appunto di tal genere, proposta alla pubblica discussione da uno scrittore di tanto credito nel più autorevole giornale d’Italia. Siamo pronti a riconoscere pubblicamente tutti gli errori in cui il nostro modo di vedere ci avesse condotti.

Ma posto che gran parte delle nostre osservazioni non reggesse all’esame, ciò che non crediamo: sarà difficile non riconoscere la convenienza di adottarne pur qualcheduna.

Dottor Carlo Cattaneo.