Pagina:Sul tipo de’ tetradrammi di Segesta.djvu/37

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dio Pane, ΠΑΝ, è al certo di singolare importanza, per l’epigrafe posta a dichiararne il tipo1, non è tuttavia meno importante la moneta arcadica, perchè in quella regione ebbe sede principale il culto di quel dio. Egli è rappresentato in atto di sedere sul monte Olimpo, ΟΛΥΜ, la siringa è posata a lui presso, e argomenti sicurissimi ci accertano che le corna spuntassero sulla fronte di lui2.

Fin qui delle rappresentazioni certe del dio Pane; ora di quelle alquanto contrastate, e primamente delle monete de’ Brezj.

Malgrado la frequenza di queste, non tutti hanno potuto vedere le due corna che altri prendeva per raggi di una corona radiata, confondendo le due lunghe treccie cadenti e la corona che egli si pone sul capo; da ciò viene l’incertezza che si nota nelle tavole carelliane3 e l’Eckhel4 vide le corna, ma spiegò la figura per un Bacco.

In quanto all’azione dell’uomo in piedi è chiaro che questi si ponga una corona sul capo5, sebbene nel maggior numero degli esemplari non iscorgendosi che la sola mano presso la testa, parve al Garrucci che quella stesse sulla fronte nell’atteggiamento dell’ ἀποσκοπεύειν, proprio dei Satiri6.

  1. Pane in forma umana, come nella moneta di Messana, col pedo e una lepre afferrata pe’ piedi si trova in pietre incise. Cades, Impr. gemmarie, vol 10, n. 190-91.
  2. L’esemplare qui disegnato alla Tav. III, n. 9, è il solo che si sia citato di questa rarissima moneta, ma alla Biblioteca parigina ne esiste altro esemplare segnato come douteux, nel quale la figura di Pane è cornuta. A giudizio dello Chabouillet e del Cohen quell’esemplare è da stimarsi fuso; e da ciò ne segue che la sua autorità, in quanto al tipo, è la stessa come se fosse genuino. Le corna si vedono pure nitidamente nelle frazioni di quella moneta. Di queste notizie vado debitore alla cortesia del sig. Chabouillet.
  3. Tav. CLXXI, 18-21.
  4. Numi vett. p. 41. Doctr. I, 167.
  5. Di questo avviso è stata la miglior parte de’ numismatici.
  6. Di Pane dice Silio Italico (XIII, 340) Obtendensque manum solem infervescere fronti arcet et umbrato perlustrai pascua visu.