Pagina:Sull'opportunità delle strade ferrate nello Stato Pontificio.djvu/6

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I.


SE L’APPLICAZIONE DEL VAPORE A GIORNI NOSTRI POSSA DIRSI INVENZIONE.


Non essendo fin qui le strade ferrate che un ulteriore applicazione del vapore, non sarà fuori di proposito dare un cenno istorico dell’uso di questo agente. Voler fare la storia delle macchine sarebbe fare la storia dell’uomo, e converrebbe penetrare nei misteri della vecchia e favolosa mitologia, la quale ci ha divinizzati quegli uomini benefici, che di qualche utile invenzione o ritrovato arricchirono la società. Non meno dubbia è la storia dell’applicazione del vapore; imperocché la sua incontroversa somma importanza ha talmente eccitato l’amor proprio e la gelosia nazionale, che gli scrittori di varie nazioni non possono essere d’accordo sul vero inventore, e ciascuno dimostra o pretende dimostrare, che il vanto spetta alla sua nazione, e chi imparziale volesse decidere la inutile questione, si esporrebbe ad una gran lotta. Allorché i secoli hanno posto il suggello sulla tomba dei grandi uomini, sembra che debba cessare verso di loro ogni invidia e gelosia, e siano da riconoscersi e considerarsi quali cittadini del mondo; quindi sulla fede di molti scrittori si dovrà attribuire la prima idea dell’applicazione del vapore ad Erone Alessandrino, che ebbe vita 120 anni avanti l’era cristiana. E siccome allorché trattisi in qualunque modo di macchine, il nome di Archimede vi si trova quasi per necessità associato, non manca chi anche a questo grand’uomo ne faccia rimontare il primo pensiero.

Al contrario di quello che dovrebbe essere, la storia diviene più torbida e contrastata allorché a noi più