Pagina:Sulla formazione terziaria nella zona solfifera della Sicilia.djvu/33

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28 s. mottura

nero e prendo un colore simile a quello dei colombi (palombe) salvatici. Per questa ragione appunto si chiama tufo palombino. Non di rado esso è impregnato degli stessi foraminiferi che si trovano nei trubi: qualche volta invece, e specialmente in contatto del minerale, esso è privo delle spoglie di questi animali. Il suo colore proviene in massima parte dalle marne azzurre dell’epoca anteriore, le quali vennero in parte corrose e trasportate dalle correnti che si stabilirono nei bacini solfurei, allorchè questi furono invasi dalle acque marine, ed è appunto per questa ragione che il tufo palombino si trova specialmente in prossimità dell’arenazzolo, oppure associato all’arenazzolo stesso.

Nel tufo palombino, ed in genere in tutto il deposito superiore al minerale di zolfo ed ai gessi fino ai trubi a foraminiferi inclusivamente, incontrasi arnioni o grani di marcassite. Essa proviene dall’ossido di ferro sparso nelle marne del miocene inferiore, dalla cui rovina parziale furono generati i depositi marnosi superiori al calcare solfifero. Il ferro, trovandosi in presenza di acque solfuree, venne trasformato in pirite la quale nei trubi assume la forma di piccoli grani o di ramificazioni, ma più soventi di cilindri di 3 ad 8 millimetri di diametro, aventi una lunghezza variabile da 4 a 10 centimetri. L’asse del cilindro è qualche volta vuoto, ed il cilindro è formato di tanti piccoli e lunghi cristallini di pirite, i quali partono tutti dal suo asse, e, prendendo una direzione quasi ad esso normale, si dirigono alla superficie esterna. La pirite di ferro nei trubi in massima parte è stata ossidata, e quindi anche i cilindri suddetti sono non di rado formati da perossido di ferro.

Questo deposito, essendo costituito da materiali dell’eocene superiore, spesso inalterati, ne assume perfettamente il carattere geognostico e paleontologico, e può quindi indurre facilmente in errore i geologi ed i paleontologi sulla sua natura. Il terreno solfifero è un deposito lacustre e lacustri sono qualche volta questi tufi. Il miocene inferiore è invece un deposito marino e marini sono i fossili che esso racchiude. Chi esaminasse i fossili trovati nel deposito sopraccennato dovrebbe caratterizzarlo come marino e come appartenente al miocene inferiore, mentre esso è non di rado lacustre ed appartiene al miocene superiore.

La Sicilia fu nell’epoca terziaria soggetta a movimenti lenti di oscillazione del suolo. I laghi dell’epoca solfurea, alla fine di quest’epoca, in virtù dell’oscillazione del suolo, furono lentamente invasi dalle acque marine, nelle quali si formò il deposito dei trubi e dei tufi impregnati delle orbuline, globigerine, ec. Il passaggio dal deposito lacustre al deposito marino non è così determinato che coll’apparire del secondo il primo cessi assolutamente.

La regione occupata dai gruppi solfiferi, oltre all’essere soggetta al movimento generale di oscillazione del suolo, fu in molti punti soggetta ad un movimento speciale di sollevamento che rese tormentatissima questa formazione. Egli è quindi probabile che nel primo periodo in cui le acque del mare cominciarono a penetrare nei laghi solfurei, sia per il movimento del suolo, sia per il trasporto delle materie, la comunicazione coll’oceano sia stata qualche volta interrotta, ed abbia avuto luogo in qualche località una sovrapposizione alternativa di depositi lacustri e di depositi marini. Nel li-