Pagina:Sulla reciproca influenza della libertà politica e dell'industria mecanica dei popoli.djvu/9

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e dell'industria mecanica dei popoli 279

Ma ahi! Roma pure divenne oppressiva, come tutti i conquistatori. Ciò avvenne dacchè il lusso asiatico e la prepotenza dei patrizj ebbero distrutto lo spirito della libertà. Cesare volle rimediarvi sostituendo il socialismo democratico all’aristocrazia, e fu ucciso da questa. I successori di lui introdussero a grado a grado il despotismo puro, e questo fruttò l’invasione dei Barbari del Settentrione, e il quasi totale estinguimento delle lettere, delle scienze, delle arti, e dell’industria.

Incominciò l’Europa ad emergere dalla barbarica notte del medio evo per mezzo delle crociate, le quali innocularono all’Occidente la civiltà degli Arabi. Questi avevano innestato la civiltà Greca a quelle dell’Egitto, dell’India e della Siria. Bellissimo e prezioso dono degli Arabi è la scrittura ed aritmetica decimale. L’Indiani l’insegnarono agli Arabi, e questi agli Spagnuoli ed a noi; noi l’insegnammo al resto dell’Europa.

Frutto immediato del risvegliamento prodotto dalle Crociate, ed eredità e sviluppo dei Romani municipj, furono i communi italiani. Colla libertà risorsero le lettere, le arti belle, e più sollecitamente ancora l’industria manifatturiera. Il prepotente Federico primo imperator di Germania, voleva schiacciare la libertà rinascente. I nostri maggiori si collegarono col santo giuro di Pontida, e sconfissero lo straniero oppressore nei gloriosi campi di Legnano.

A somiglianza di quelle piccole ma gloriose italiane repubbliche di Venezia, di Milano, di Genova, di Pisa, di Firenze, di Bologna, di Amalfi, si rivendicavano in libertà dai ceppi del feudalismo Lubecca, Brema, Amburgo, e le altre numerose città Anseatiche in Germania: Amsterdam, Leida, Harlem ed altre città di Olanda e delle Fiandre; e divenivano feracissimi emporj di manifatture e di commercio.

Luigi XI in Francia, all’intento di giovar il suo potere monarchico, domò la nobiltà del suo regno: ma in far ciò rese maggior servizio alla democrazia, francando i communi delle città, di quello che alla monarchia abbassando l’orgoglio dei signori. Vero è che, poco più tardi, il dispotismo monarchico apparentemente riuscì a schiacciare quasi del tutto anche ogni libertà popolare in Ispagna, in Italia, in Francia, ed in Germania: ma non potè spegnerla neppur temporaneamente in Isvizzera, dove era sorta nell’anno 1308. La libertà sorse più formidabile in Olanda nel 1576; in Inghil-