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142 | EMILIO SALGARI |
bruno-rossastri, dal lampo vivissimo che tradiva una collera furiosa, pronta a scoppiare come un fulmine, verso il rifugio degli avventurieri.
Ad un tratto mandò un secondo urlo, più spaventoso e più impressionante del primo e si scagliò, con una mossa che non si sarebbe mai sospettata in un animale così grosso, contro la parete, rizzandosi d’un colpo sulle zampe posteriori.
Il suo muso apparve a livello della spaccatura ed alitò quasi in faccia a John un buffo tiepido e fetente.
Vedendo la canna del rifle spalancò le mascelle ed i suoi formidabili denti si strinsero intorno al ferro, ma subito una detonazione rimbombo. L’indian-agent aveva fatto fuoco prima che l’arma gli venisse guastata o gli fosse strappata dalle mani.
Il grizzly, con una mascella fracassata e già sanguinante, si era subito lasciato ricadere sul cornicione, sfuggendo a tempo ai tre colpi di carabina sparatigli addosso dai due scorridori della prateria e da Nuvola Rossa.
— Morto? — chiese Harry, il quale per ogni buon fine ricaricava prontamente l’arma.
— Ah!... Bah!... — rispose l’indian-agent. — Ci vuole ben altro per questi giganti!...
Se la palla avesse attraversato il cervello non mi vedresti più qui, ma invece ha deviato forse contro qualche dente, e quel furfante sarà ora più pericoloso di prima.
— Però non si vede più — disse Nuvola Rossa.
— Se volete andare un po’ a vedere se è morto o vivo, signor gambusino, siete padronissimo; — rispose John. — Io, per parte mia, preferisco rimanere qui, perchè mi considero più sicuro.
— Eppure non si sente nulla — disse Giorgio.
— Ma sei sordo tu? —
Un urlo terribile, che per un istante aveva coperto perfino il muggito delle acque scroscianti in fondo al cañon, aveva echeggiato proprio in quel momento.
— Ah!... Diavolo!... — brontolò il giovane scorridore della prateria, ritirandosi dietro il fratello. — Quel bestione mi sembra più vivo di prima.
Che torni all’assalto, John?
— Io credo che non sarà così stupido — rispose l’indian-agent, che pareva di assai cattivo umore. — Ci aspetterà al varco per piombarci addosso con furia irresistibile e rovesciarci nell’abisso.
È quel dannato cañon che mi preoccupa, perchè temo che qualcuno finirà per cadervi dentro.
— Meno male se fosse quella piccola indiana che ci ha dato già più noie che sollievi — disse Giorgio.
Un sordo brontolìo di Nuvola Rossa lo avvertì che la piccina aveva ormai trovato un fido protettore.