Pagina:Sulle strade ferrate nello Stato pontificio.djvu/2

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Il chiarissimo Sig.r Conte Ilarione Petitti, a persuadere la tanto bramata fusione d’interessi fra la Società Nazionale e la Bolognese, pubblicava non ha guari nel giornale le strade ferrate N.° 25. alcune avvertenze speciali necessarie nell’ordinamento delle concessioni di strade ferrate; avvertenze che la stessa Società Nazionale riproduceva nel suo giornale La locomotiva n.° 2. Partendo dal principio che non tutti i tronchi delle linee ferrate, di cui il Governo Pontificio ha permessa la costruzione, sono per riuscire utili agli azionisti, ma taluna utilissima, altra mediocre, quale cattiva, qual pessima, argomenta che se voglionsi aver davvero le ideate linee, o si concederanno tutte ad una sola società che faccia patti migliori, o non si avranno per certo: perchè conceduta, per sperato od ambito favore, la sola linea eccellente ad una società, lasciando che altre società pensino a procurarsi le altre tre linee, ne avverrà sicuramente che la detta linea eccellente frutterà de’ bei quattrini ai suoi azionisti, e sarà uno dei migliori investimenti di capitali che possano idearsi; ma ne avverrà contemporaneamente (a) che le altre tre linee, o non troveranno avventori, o se li troveranno, saran di quei giuocatori sopraccennati, i quali penseranno più all’agiotaggio che al far la strada (b): ondechè Roma, la città santa, la capitale dello Stato, può esser certa che rimarrà senza strade ferrate, le quali mettano capo ad essa; nè mai andrà con una via ferrata in Ancona ed a Civitavecchia, suoi empori marittimi, cui pur tanto le preme, e con ragione, di aver pronta, facile e men costosa comunicazione.