Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/103

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ai sogni che non riuscivo a convincermi ch’essa mai m’avesse baciato.

È proprio un indizio di scarsa virilità quello di fraintendere le donne. Prima non avevo sbagliato mai e devo credere di essermi ingannato sul conto di Ada per avere da bel principio falsati i miei rapporti con lei. A lei m’ero avvicinato non per conquistarla ma per sposarla ciò ch’è una via insolita dell’amore, una via ben larga, una via ben comoda, ma che conduce non alla mèta per quanto ben vicino ad essa. All’amore cui così si giunge manca la caratteristica principale: l’assoggettamento della femmina. Così il maschio si prepara alla sua parte in una grande inerzia che può estendersi a tutti i suoi sensi, anche a quelli della vista e dell’udito.

Io portai giornalmente dei fiori a tutt’e tre le fanciulle e a tutt’e tre regalai le mie bizzarie e, sopra tutto, con una leggerezza incredibile, giornalmente feci loro la mia autobiografia.

A tutti avviene di ricordarsi con più fervore del passato quando il presente acquista un’importanza maggiore. Dicesi anzi che i moribondi, nell’ultima febbre, rivedano tutta la loro vita. Il mio passato m’afferrava ora con la violenza dell’ultimo addio perchè io avevo il sentimento di allontanarmene di molto. E parlai sempre di questo passato alle tre fanciulle, incoraggiato dall’attenzione intensa di Augusta e di Alberta che, forse, copriva la disattenzione di Ada di cui non sono sicuro. Augusta, con la sua indole dolce, facilmente si commoveva e Alberta stava a sentire le mie descrizioni di scapigliatura studentesca con le guancie arrossate dal desiderio di poter in avvenire passare anch’essa per avventure simili.

Molto tempo dopo appresi da Augusta che nessuna delle tre fanciulle aveva creduto che le mie storielle fos-