Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/180

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in confronto all'ingiustizia che Guido accanto a me commetteva! Parlando e scotendomi dal torpore in cui ero caduto a forza di assentire, mi parve che il mio dolore s’attenuasse. Era il premio per la mia ribellione e vi insistetti.

Guido dovette adattarsi di lasciare per un momento in pace le donne e guardare in alto. Ma per poco! Scoperta, in seguito alle mie indicazioni, la pallida immagine di donna nella luna, ritornò al suo argomento con uno scherzo di cui rise fortemente, ma solo lui, nella via deserta:

— Vede tante cose quella donna! Peccato ch’essendo donna non sa ricordarle.

Faceva parte della sua teoria (o di quella del Weininger) che la donna non può essere geniale perchè non sa ricordare.

Arrivammo sotto la via Belvedere. Guido disse che un po’ di salita ci avrebbe fatto bene. Anche questa volta lo compiacqui. Lassù, con uno di quei movimenti che si confanno meglio ai giovanissimi ragazzi, egli si sdraiò sul muricciuolo che arginava la via da quella sottostante. Gli pareva di fare un atto di coraggio esponendosi ad una caduta di una diecina di metri. Sentii dapprima il solito ribrezzo al vederlo esposto a tanto pericolo, ma poi ricordai il sistema da me escogitato quella sera stessa, in uno slancio d’improvvisazione, per liberarmi da quell’affanno e mi misi ad augurare ferventemente ch’egli cadesse.

In quella posizione egli continuava a predicare contro le donne. Diceva ora che abbisognavano di giocattoli come i bambini, ma di alto prezzo. Ricordai che Ada diceva di amare molto i gioielli. Era dunque pro-

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