Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/191

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quarta spiegazione al mio ritardo e mi pareva la migliore di tutte.

Invece, quando uscimmo dalla chiesa, m’accorsi che Augusta aveva ricuperati tutti i suoi colori. Ne ebbi una certa stizza perchè quel mio sì non avrebbe mica dovuto bastare a rassicurla del mio amore. E mi preparavo a trattarla molto rudemente se si fosse rimessa da tanto da darmi della bestia perchè m’ero lascialo prendere a quel modo. Invece, a casa sua, approfittò di un momento in cui ci lasciarono soli, per dirmi piangendo:

— Non dimenticherò mai che, pur non amandomi, mi sposasti.

Io non protestai perchè la cosa era stata tanto evidente che non si poteva. Ma, pieno di compassione, l’abbracciai.

Poi di tutto questo non si parlò più fra me ed Augusta perchè il matrimonio è una cosa ben più semplice del fidanzamento. Una volta sposati non si discute più d’amore e, quando si sente il bisogno di dirne, l’animalità interviene presto a rifare il silenzio. Ora tale animalità può essere divenuta tanto umana da complicarsi e falsificarsi ed avviene che, chinandosi su una capigliatura femminile, si faccia anche lo sforzo di evocarvi una luce che non c’è. Si chiudono gli occhi e la donna diventa un’altra per ridivenire lei quando la si abbandona. A lei s’indirizza tutta la gratitudine e maggiore ancora se lo sforzo riuscì. E’ per questo che se io avessi da nascere un’altra volta (madre natura è capace di tutto!) accetterei di sposare Augusta, ma mai di promettermi con lei.

Alla stazione Ada mi porse la guancia al bacio fraterno. Io la vidi solo allora, frastornato com’ero dalla