Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/242

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— Altro che gl’interessi! Anche il doppio se le occorrerà! Non è forse suo figlio?

Il signor Francesco tuttavia non parve molto rasserenato ed aspettava proprio da me una parola che lo rassicurasse. Io la diedi subito e abbondante perchè il vecchio ora sentiva meno di prima.

Poi il discorso fra i due uomini di affari continuò, ma io mi guardai bene dall’intervenire più oltre. Giovanni mi guardava di tempo in tempo al disopra degli occhiali per sorvegliarmi e il suo respiro pesante pareva una minaccia. Parlò poi a lungo e mi domandò a un dato punto:

— Ti pare?

Io annuii fervidamente.

Tanto più fervido dovette apparire il mio consenso in quanto ogni mio atto era reso più espressivo dalla rabbia che sempre più mi pervadeva. Che cosa stavo facendo in quel luogo lasciando trascorrere il tempo utile per effettuare i miei buoni propositi? Mi obbligavano di trascurare un’opera tanto utile a me e ad Augusta! Stavo preparando una scusa per andarmene, ma in quel momento il salotto fu invaso dalle donne accompagnate da Guido. Questi, subito dopo l’arrivo del padre, aveva regalato alla sposa un magnifico anello. Nessuno mi guardò o salutò, nemmeno la piccola Anna. Ada aveva già al dito la gemma splendente e, sempre poggiando il braccio sulla spalla del fidanzato, la faceva vedere al padre. Le donne guardavano anche loro estatiche.

Neppure gli anelli m’interessavano. Se non portavo neppure quello matrimoniale perchè m’impediva la circolazione del sangue! Senza salutare infilai la porta del