Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/321

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— Glielo ha detto Carla? Allora dovrebbe essere così! Io credo che farebbe bene! Che cosa gliene sembra a lei?

Ora rideva di gusto, la maledetta vecchia, che io avevo sempre creduto informata dei miei rapporti con Carla. L’avrei picchiata volentieri, ma poi mi limitai a dire che prima avrei atteso che il maestro si facesse una posizione. A me, insomma, pareva che la cosa fosse precipitata.

Nella sua gioia la signora divenne per la prima volta loquace con me. Non era del mio parere. Quando ci si sposava da giovani, si doveva fare la carriera dopo di essersi sposati. Perchè occorreva farla prima? Carla aveva così pochi bisogni. La sua voce, ora, sarebbe costata meno, visto che nel marito avrebbe avuto il maestro.

Queste parole che potevano significare un rimprovero alla mia avarizia, mi diedero un’idea che mi parve magnifica e che per il momento mi sollevò. Nel plico che portavo sempre nella mia tasca di petto, doveva esserci oramai un bell’importo. Lo trassi di tasca, lo chiusi e lo consegnai alla vecchia perchè lo desse a Carla. Avevo forse anche il desiderio di pagare finalmente in modo decoroso la mia amante, ma il desiderio più forte era di rivederla e riaverla. Carla m’avrebbe rivisto tanto nel caso in cui avesse voluto restituirmi il denaro quanto in quello in cui le fosse stato comodo di tenerlo, perchè allora avrebbe sentito il bisogno di ringraziarmi. Respirai: tutto non era ancora finito per sempre!

Dissi alla vecchia che la busta conteneva poco denaro residuo di quello consegnatomi per loro dagli amici