Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/383

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Dissi mitemente a Guido:

— Riconosco volentieri che le tue favole sono migliori delle mie. Bisogna però ricordare che sono le prime favole che ho fatte in vita mia.

Egli non s’arrese:

— Credi forse ch’io abbia fatte delle altre?

Lo sguardo di Carmen s’era già raddolcito e, per ottenerlo più dolce ancora, io dissi a Guido:

— Tu hai certamente un talento speciale per le favole.

Ma il complimento fece ridere tutti e due e subito dopo anche me, ma tutti bonariamente perchè si vedeva che avevo parlato senz’alcuna intenzione maligna.

L’affare del solfato di rame diede una maggiore serietà al nostro ufficio. Non c’era più tempo per le favole. Quasi tutti gli affari che ci venivano proposti erano ormai da noi accettati. Alcuni diedero qualche utile, ma piccolo; altri delle perdite, ma grandi. Una strana avarizia era il principale difetto di Guido che fuori degli affari era tanto generoso. Quando un affare si dimostrava buono, egli lo liquidava frettolosamente, avido d’incassare il piccolo utile che gliene derivava. Quando invece si trovava involto in un affare sfavorevole, non si decideva mai ad uscirne pur di ritardare il momento in cui doveva toccare la propria tasca. Per questo io credo che le sue perdite sieno state sempre rilevanti e i suoi utili piccoli. Le qualità di un commerciante non sono altro che le risultanti di tutto il suo organismo, dalla punta dei capelli fino alle unghie dei piedi. A Guido si sarebbe adattata una parola che hanno i Greci: «astuto imbecille». Veramente astuto, ma anche veramente uno scimunito. Era pieno di accortezze che non servivano ad