Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/430

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— Per esonerarti di ogni responsabilità sono disposto di scrivere io nei libri e magari di firmare!

Compresi! Voleva continuare a sognare in luogo ove non c’è posto a sogni: La partita doppia!

Ricordai quanto avevo promesso a me stesso là sull’erta di via Belvedere, eppoi ad Ada, nel salottino buio di casa sua e parlai generosamente:

— Farò subito le registrazioni che desideri: non sento il bisogno di essere difeso dalla tua firma. Sono qui per aiutarti, non per ostacolarti!

Egli mi strinse affettuosamente la mano:

— La vita è difficile — disse — ed è un grande conforto per me di avere accanto un amico quale sei tu.

Ci guardammo commossi negli occhi. I suoi lucevano. Per sottrarmi alla commozione che minacciava anche me, dissi ridendo:

— La vita non è difficile, ma molto originale.

Ed anche lui rise di cuore.

Poi egli mi restò accanto per vedere come avrei saldato quel Conto Utili e Danni. Fu fatto in pochi minuti. Quel conto morì, ma trascinò nel nulla anche il conto di Ada a cui però notammo il credito in un libercolo, per il caso in cui ogni altra testimonianza in seguito a qualche cataclisma fosse sparita e per avere l’evidenza che dovevamo pagarle gl’interessi. L’altra metà del Conto Utili e Danni andò ad aumentare il Dare già considerevole del conto di Guido.

Per loro natura i contabili sono un genere di animali molto disposti all’ironia. Facendo quelle registrazioni io pensavo: «Un conto — quello intitolato agli utili e danni — era morto ammazzato, l’altro — quello di Ada — era morto di morte naturale perchè non ci