Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/519

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chè il non grande animale non avrebbe saputo portare sù per l’erta lieve anche il peso della fanciulla.

L’anno prima Teresina m’era sembrata tuttavia una bimba e non avevo avuta per lei che una simpatia sorridente e paterna. Ma anche il giorno prima, quando l’avevo rivista per la prima volta, ad onta che l’avessi ritrovata cresciuta, la bruna faccina divenuta più seria, le esili spalle allargate sopra il seno che andava arcuandosi nello sviluppo parco del piccolo corpo affaticato, avevo continuato a vederla una bimba immatura di cui non potevo amare che la straordinaria attività e l’istinto materno di cui fruivano i fratellini. Se non ci fosse stata quella maledetta cura e la necessità di verificare subito in quale stato si trovasse la mia malattia, anche quella volta avrei potuto lasciare Lucinico senz’aver turbata tanta innocenza.

Essa non aveva la crinolina. E la faccina pienotta e sorridente non conosceva la cipria. Aveva i piedi nudi e faceva vedere nuda anche metà della gamba. La faccia e le membra che Teresina lasciava vedere erano dello stesso colore; all’aria appartenevano tutte e non c’era niente di male che all’aria fossero abbandonate. Forse perciò non riuscivano ad accendermi. Ma al sentirmi tanto freddo mi spaventai. Che dopo la cura mi fosse occorsa la crinolina?

Cominciai coll’accarezzare l’asinello cui avevo procurato un po’ di riposo. Poi tentai di ritornare a Teresina e le misi in mano niente meno che dieci corone. Era il primo attentato! L’anno prima, a lei e ai suoi fratellini, per esprimere loro il mio affetto paterno, avevo messo nelle manine solo dei centesimi. Ma si sa che l’affetto paterno è altra cosa. Teresina fu stupita