Pagina:Svevo - La coscienza di Zeno, Milano 1930.djvu/87

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Per essa fu una vera fortuna perchè, pochi mesi dopo, fu sposata da persona molto abbiente ed ottenne l’ambito mutamento prima di me. Non appena sposato, me la trovai in casa perchè il marito era un amico di mio suocero. C’incontrammo spesso, ma, per molti anni, finchè fummo giovani, fra noi regnò il massimo riserbo e mai si fece allusione al passato. L’altro giorno ella mi domandò a bruciapelo, con la sua faccia incorniciata da capelli grigi giovanilmente arrossata:

— Perchè mi abbandonaste?

Io fui sincero perchè non ebbi il tempo necessario per confezionare una bugia:

— Non lo so più, ma ignoro anche tante altre cose della mia vita.

— A me dispiace, — ella disse e già m’inchinavo al complimento che così mi prometteva. — Nella vecchiaia mi sembrate un uomo molto divertente. — Mi rizzai con uno sforzo. Non era il caso di ringraziare.

Un giorno appresi che la famiglia Malfenti era ritornata in città da un viaggio di piacere abbastanza prolungato seguito al soggiorno estivo in campagna. Non arrivai a fare alcun passo per essere introdotto in quella casa perchè Giovanni mi prevenne.

Mi fece vedere la lettera di un suo amico intimo che domandava mie nuove: Era stato mio compagno di studii costui e gli avevo voluto molto bene finchè l’avevo creduto destinato a divenire un grande chimico. Ora, invece, di lui non m’importava proprio niente perchè s’era trasformato in un grande commerciante in concimi ed io come tale non lo conoscevo affatto. Giovanni m’invitò a casa sua proprio perchè ero l’amico di quel suo amico e, — si capisce, — io non protestai affatto.