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Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/290

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290 DELLE STORIE

non avendo potuto, per l’odio e invidia di Valente, esser grato, nè grande con Vitellio, cercasse nuovo principe.

C. Cecina partì, abbracciato da Vitellio con grande onore: e mandò parte de’ cavalli innanzi a tener Cremona: appresso i vessillarj delle legioni quattordicesima e sedicesima: seguitaron la quinta e ventiduesima: per retroguardia la ventunesima, detta Rapace, e la prima Italica co’ vessillarj di tre legioni di Brettagna e scelti aiuti. Partito Cecina, Fabio Valente scrisse all’esercito governato da lui, che fermato l’aspettasse; così esser rimaso con Cecina; il quale in su ’l fatto però di più autorità, disse, essersi poi pentiti; per opporsi tutti insieme alla guerra che urgeva; così fece più ratto marciare a Cremona, e parte a Ostilia. Egli andò a Ravenna, quasi per parlare all’armata; poscia elesse Padova per quivi ordire la tradigione con Lucilio Basso, il quale da Vitellio fatto capitano di cavalli, poi dell’armate di Ravenna, e Miseno Generale, perchè non fu fatto subito anche de’ Pretoriani, si vendicava della collora iniqua con fellonia scelerata; alla quale non si può sapere se Cecina vi fu tirato da Lucilio, o pur (come accade, che i tristi sono anche simli) dalla tristizia medesima.

CI. Quei che scrissero questa guerra nei tenpi che casa Flavia regnava, rivoltano, per quella adulare, la cattività di Cecina e Basso in carità della patria, di metterla in quella pace e santo governo. Io credo che la loro leggerezza naturale, lo stimare (tradito Galba) per niente la fede, e la invidia e gelosia che altri non passasse loro innanzi appresso Vitellio, li facesse rovinar Vitellio. Cecina raggiunse