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Pagina:Tacito - Opere storiche, 1822, vol. 2.djvu/295

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Inferocisce Marte : Roma laida per lascivie. Il popolo assiste e applaude a' combattenti. ~— LXXXIV. Il pretorio assalito. LXXXV. Vitellio, presa Roma, da sporco nascondiglio estratto, è morto, e gittato sulle Gemonie. .—- LXXXVI. Sua vita e costumi. Domiziano acclamato Cesare.

TRATTO DI POCHI MESI.

Cons. C. Fabio Valente Surrog. A. Alieno Cecina.

Anno di Roma Dcccxxii. Di Cristo 69. Cons. Rosio Regolo. Surrog.

C. Gn. Cecilio Semplice Surr. C. Quinzio Attico.

Con miglior fedé e stella guidavan la guerra i Capi Flaviani. In Petovio, nelle stanze della legion tredicesima fecer consiglio, se si dovessero guardar l'Alpi di Pannonia e aspettar tutte le forze addietro, o investir al primo l'Italia. A cui pareva di aspettare gli aiuti , e trattener la guerra, aggrandivano la forza e la fama delle legioni di Germania: » Essere a Vitellio venuto di nuovo il forte dell'esercito di Brettagna ; essi aver meno legioni , dianzi rotte 5 e benchè parlino altiere, sempre a'vinti manca l'ardire. Mentre che i passi dei monti stanno chiusi, verrebbe Muoiano con le forze d' Oriente : rimanere a Vespasiano il mare e armata : i cuori delle province ; con le quali moverebbe, come un'altra guerra intera : verrieno con sano indugio forze nuove senza toccar le presenti. »