Pagina:Tarchetti - Disjecta, 1879.djvu/102

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66 canti del cuore.



V.


Vado leggendo alcuni fogli d’un giovine morto a venti anni: essi portano l’impronte di molte lagrime, e pure in questi medesimi fogli, egli mi consigliava a godere. Godiamo di fatto, poichè è tanto breve la vita. Non è il godimento per sè stesso che ne acceleri il fine dell’esistenza, ma è l’esistenza medesima che prevede il suo prossimo scioglimento, e si sforza di godere prima di morire. E a che si versano tante lagrime sopra la terra? Nessuna creatura ignora il suo proprio destino. Io vorrei dunque conoscere perchè gli uomini piangano.