Pagina:Tarchetti - Fosca, 1874.djvu/34

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più la tua voce adorata, lo strascico del tuo abito, i tuoi passi, il tuo respiro; la mia povera stanza resterà solitaria per lungo tempo, non echeggierà più delle nostre grida; pure queste nostre gioie non ci saranno vietate interamente né per sempre. Esse erano troppo dolci perchè potessimo gustarle ogni giorno; il nostro amore è troppo grande perché possiamo rinunciarci per tutta la vita.

«E non sono già quelle gioie che mi allettano, che mi rendono così terribile la tua lontananza, non è la tua persona, la tua bellezza, la tua gioventù, le tue grazie: sei tu, mio angelo, tu sola; il tuo nobile cuore, la tua anima pia e delicata, il tuo spirito vergine e colto. È la donna-anima che ho amato in te, essa sola; e sono superbo di affermare, anche nella solennità di questo istante, la purezza del sentimento che ci ha congiunti.

«Perché tu conosci la mia vita, tu hai letto nelle più ascose profondità del mio cuore; io era degno di te, io lo sono ancora, io lo sarò sempre. Senza questa coscienza, non avrei osato pretendere alla santa fraternità delle nostre anime; non oserei ora sfidare senza fremere questo avvenire misterioso che ci attende. Riposo tranquillo sul tuo amore, poiché esso non è di quelli che passano; riposa tu tranquilla sul mio. Ti assicuri il mio giuramento. Oh, Clara, io sarò sempre degno di te!

«Vi è un pensiero che mi affanna, la certezza del tuo dolore: non di quello che senti ora, ma di quello che sentirai quind’innanzi. Io comprendo, più che tu non pensi, lo stato della tua anima. Tu ti sei data a me per pietà; la mia gratitudine ti ha mostrato un cuore che non hai potuto non amare perché era troppo simile al tuo; la tua gaiezza, la tua gioventù, hanno gettato sui nostri abbandoni un velo che ce ne nascondeva il lato colpevole; finché io era vicino a te, tu potevi essere fe-