Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/118

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
118 paolina.


rotto, mutato, deriso quasi dalla fortuna, e in un istante rinato più abbagliante, e colla certezza che non si sarebbe più dileguato. Ma in mezzo a questo turbamento delle sue passioni, il sentimento della riconoscenza occupava tutta la sua anima, e cancellava tutte le rimembranze delle persecuzioni sofferte dal marchese: essa avrebbe voluto dirglielo, accostarsi, stringere le sue mani, portarsele al cuore.... oh la felicità rende così buoni e la virtù è tanto facile a perdonare!... Ma quell’uomo era lì, muto, freddo, impassibile, il suo volto non s’era mutato, l’influenza magnetica del suo sguardo era sempre la stessa; essa pensava e taceva. Il marchese contemplava intanto quel volto bellissimo, i cui lineamenti parevano agitarsi ad ogni pensiero che si agitava nel cuore, e quasi manifestarlo concretizzato nella forma; come facciamo concretizzandolo nella parola; poco mancò che la natura svelasse il suo inganno, e prevalesse sulla sua finzione: egli si sentiva attratto irresistibilmente verso di lei, le sue passioni abbiettissime riprendevano il loro impero, e forse tutto sarebbe stato perduto se Paolina non accennava di uscire.

Il marchese ritornò allora in sè stesso, e riassumendo la sua parte di convertito, prese rispettosamente la mano della fanciulla, e guidandola verso la porta le disse prima di accommiatarla: — Non fate parola a Luigi di questo fatto, egli lo deve ignorare, o tutto sarebbe rovinato: ripassate da me domani a quest’ora, io vi attenderò con impazienza, e spero di darvi la notizia della libertà del vostro fidanzato.

Mentre Paolina discendeva le scale colla leggerezza d’una