Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/134

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si era seduta, e la vettura correva rapida e silenziosa in mezzo agli strati di neve, come un colpevole che tenti di sfuggire inosservato dopo consumato il delitto.

Quel passaggio improvviso dal rumore assordante del ballo al silenzio melanconico che regnava per le vie, trasse i nostri due viaggiatori a molte meditazioni, di cui nessuna poteva riuscire confortevole a Paolina.

— E se costui m’ingannasse, pensava ella, se mi conducesse fuori di Milano, in qualche luogo lontano e sconosciuto.... sarà poi vero ch’egli si sia tanto mutato?... Ma il far soffrire così quella signora.... e poi quei gesti di dispetto, e quella sua voce arrogante come prima.... ed io gli sono tanto vicina, e sola con lui, potrebbe osar tutto, nessuno mi ascolterebbe s’io gridassi.... ma io aprirei bene lo sportello e mi getterei fuori.

— Potrei abbracciarla, pensava dal canto suo il marchese, ora è un fatto compiuto, ma, no.... attendiamo; l’impazienza potrebbe precipitare una cosa.... Quanto è leggiadra! non mi parve mai tanto bella quanto stassera, e può una fanciulla del popolo essere così bella!

— Questa carrozza va molto lentamente, diceva tra di sè Paolina, nè io posso darmi ragione di tutti questi giri.... basta avrò del coraggio.... e non sarei io un’ingrata? Forse ho vicino un amico, un vero benefattore e ne dubito, e ne temo.... oh! s’egli leggesse nel mio cuore!...

— Io credo che farà delle resistenze, continuava il marchese, è una virtù di prima forza, una virtù intangibile, e ciò invigorisce la mia passione e accresce il prezzo della