Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/160

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destino; questo fiore ha distrutto tutto, ha dissipate tutte le mie forze; esso mi richiama dei sogni troppo incantevoli, delle scene troppo deliziose, perchè io possa ancora rinunciarvi. Oh la vita, la vita, la mia gioventù! Luigi, il mio amore!... non vi ha dunque più nulla per me? devo io dunque inesorabilmente morire? Dio! come tutto mi par bello e lusinghiero in questo momento!... questo cielo così limpido, questo sole così puro, questo fiore così delicato, questo tumulto festivo della folla.... sentite, sentite quanti felici.... e morire così giovine.... morire ora quando è vicina la primavera.... e le rondini tornano, e i prati tutti verdi, e le siepi tutte fiorite, e lui sovrattutto, lui libero e bello, e affettuoso come nei giorni avventurati del nostro amore.... Oh mio Dio, mio Dio, ma ciò è troppo orribile! disse la fanciulla coprendosi il volto col fazzoletto come per soffocare il singhiozzo e le lacrime.

E dopo un istante aggiunse con impeto rialzandosi:

— Per carità, Marianna, portate nell’altra camera quegli uccelli, essi mi straziano col loro canto, chiudete le imposte, che io non veda nulla, che io non senta nulla di ciò che mi può far amare la vita. E prendete anche questo fiore, e lo metterete così avvizzito come sarà, nella mia fossa, perché non è egli forse un fiore da morto? Luigi ha presagito e confermato il mio destino mandandomelo.

— Oh! calmatevi, le disse Elisa singhiozzando.

Paolina le porse la mano in atto di chiederle perdono, e disse con tuono di voce più calmo: — Avrei uno strano desiderio, vorrei vedermi in uno specchio.