Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/172

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briaco che vi si rovescia addosso — un coriandolo sciagurato che vi accieca di un occhio..., ma io non finirei più se volessi raccontare tutte le peripezie di quella giornata.

Verso le quattro ore di quella sera, chi si fosse trovato sul largo della piazza del Duomo, avrebbe veduto la folla arretrarsi, tacere un istante, poi allontanarsi con un senso di pietà e di disgusto. Era il feretro di Paolina che’usciva dalla piccola porta (ora atterrata) del coperto Figini, e s’avviava lentamente al cimitero. Un solo sacerdote, quattro operai, e alcune donne componevano il corteo funerario; Luigi li seguiva da lontano. Ma come era egli uscito dal carcere? Nella sera del giorno antecedente, il direttore lo aveva fatto salire nella sua camera, e dopo avergli letto il verbale che lo dichiarava assolto per mancanza di prove, gli aveva detto: — mio caro prigioniero, voi siete in libertà fino da questo momento: egli è a deplorarsi che la legge non abbia ancora trovato modo di sopperire alla misura del carcere preventivo, o almeno di compensarlo ne’suoi danni, ma voi siete giovine e vigoroso, e troverete presto del lavoro; andate, pensate a fare un poco di pazzie in questi due giorni; ne avete tutto il diritto, e stassera datevi un po’di buon tempo al veglione.

Noi non abbiamo parole a descrivere la sua tremenda sorpresa, il suo dolore forsennato e selvaggio: la parola è nulla d’innanzi a certi dolori che ne straziano il cuore e sconvolgono la nostra ragione, pure facendoci meravigliare come non abbiano il potere di uccidere. Lo stato di lui, di Marianna, di Elisa sfugge a qualunque manifestazione.