Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/45

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via tutto brutto, sudicio, malato egli è perché nessuno aveva cura di nutrirti, di pettinarti, nessuno ti voleva bene, povero miccio! e t’hanno anche tagliata la coda! perché mozzarti la coda? oh quanto gli uomini sono cattivi! — La povera bestia così accarezzata, si allungava, si distendeva, e cominciò come a rumare, quasi ad attestarle con ciò la sua riconoscenza.

In mezzo a queste occupazioni puerili, quella fanciulla, la cui innocenza e la cui ingenuità erano così grandi, non ostante i suoi quindici anni e lo sviluppo precoce della sua intelligenza, passava dei lunghi giorni sola, inferma, mal nutrita, non allettata da una speranza, e tuttavia senza dolersi punto del suo destino.

Intanto Luigi dalla sua officina di tornitore pensava spesso a Paolina, e talora movendo il tornio, o appuntando un trapano, o intagliando una tavola, poneva così poca attenzione al suo lavoro, che guai a lui se papà Giacomo non fosse stato un padrone tanto paziente. Gli accadeva talora di rimanere estatico col martelletto sospeso in atto di configgere un chiavello, o di arrestarsi ad un tratto a meditare colla forcella o colla rasiera tra le mani, per modo che parea un insensato. I suoi compagni ne lo rampognavano scherzando, e papà Giacomo gli perdonava molte cose, perché era, diceva egli, il miglior operaio, e il giovino più onesto della officina.

Al contrario, egli si occupava con assiduità e con estrema diligenza di quei lavori che intendeva offrire a Marianna o a Paolina. La sua soffitta era ornata di molti oggetti del-