Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/56

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56 paolina.


«— Io arrossii, e chinai il capo confusa.

«— Datemi una di quelle viole, proseguì il giovine, e ditemi, vi potrò ancora rivedere?

«Io gli offersi quei fiori senza rispondere. Egli mi abbracciò e mi disse: sarò ancora qui domani a quest’ora; venitevi, perciò io non partirò più da questo luogo finchè non vi avrò riveduta.

«Io non rammento più come tornassi a mio padre, come trascorressi quella notte, come reggessi alla tremenda commozione di quell’incontro: so bene che giurai di non recarmi al convegno, e mi vi trovai due ore prima del tempo convenuto. — Egli venne, mi abbracciò ancora, io piansi, egli mi rincorò, mi disse che mi adorava, che non m’avrebbe abbandonata, e che non ostante la disparità delle nostre fortune, avrebbe ottenuto di farmi sua sposa.

«Così ci vedemmo quel giorno, e un altro, e un altro ancora, finchè l’amore divenne così potente da rendere una separazione impossibile.

«Non dirò come questa nuova passione mutasse o spegnesse, come per incanto, in me tutte le altre. — Io non amava più la natura; i fiori, le farfalle, le acque non avevano più nulla di attraente per me; tornai a visitare il torrente, tornai a sedermi su quella rupe, risalii la costa di quei monti; essi avevano cessato di parlare al mio cuore, e non vi vedeva che un velo fitto e impenetrabile che mi celava la vista di quel gran mondo sconosciuto, e che anelava di lacerare.

«In una di quelle notti, mio padre ebbe vaghezza di