Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/60

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
60 paolina.


disse: Oh! Anna, quanto siete pallida, quanto avete dovuto soffrire!... io non ebbi la forza di abbandonarvi, e sono quattro giorni che frequento questo luogo per vedervi e per ricevere almeno il vostro addio se rifiutate ancora di seguirmi.

«La malattia aveva affievolite le mie risoluzioni, e reso debole e impotente il mio coraggio: io mi gettai piangendo tra le sue braccia, e gli dissi: io sono vostra, fate di me quello che volete, perchè vi seguirò sempre e dovunque.

«In quella stessa notte, una carrozza del duca mi attendeva al crocicchio della via; io uscii dalla mia camera trattenendo il respiro, e mi rivolsi a contemplare ancora una volta quel soggiorno puro e tranquillo, ove era stata per diciassette anni così felice.

«Scorsi sul pavimento alcuni mazzi di fiori avvizziti che vi aveva buttato nello scompiglio della fuga, le coltri del mio letto rovesciate, molti fogli dispersi, su cui avevo abbozzate alcune linee di addio a mio padre; il mio viso pallido pallido coi capelli in disordine, e collo sguardo atterrito, riflesso da uno specchio nel fondo dell’opposta parete, e finalmente la vecchia immagine di mia madre, che pareva divenir viva e guardarmi con occhi torvi e terribili.... Ma era troppo tardi..., un filo di luce usciva dalle imposte socchiuse di mio padre, porsi orecchio, udii il suo respiro regolare e tranquillo? dormiva.? L’istante è propizio: addio, dunque, o miei monti, addio, mio villaggio natale, e voi colli salienti col pendìo dolce e si-