Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/80

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giacciono inoperose nella ricchezza fecondassero il seno della gran madre, il lavoro così suddiviso nulla avrebbe di spiacevole e di faticoso. È bensì vero che tante calamità naturali e che non giungiamo a sfuggire, sembrano allontanarci dallo scopo della felicità, ma per ciò ci furono donati i sentimenti dell’amore e della compassione; la proprietà ha generato l’egoismo che li spense, o se esistono ancora in qualche cuore, essi sono divenuti impotenti, e cessano di essere nobili e grandi restringendosi alla famiglia e cessando di essere universali.... Oh il cielo!... non dite così, Paolina, Dio è grande, Dio è buono... guardatelo il cielo, poi vedete questo fiorellino come è gentile, questa piccola formica rossa come o bene organizzata.... Dalle cose più grandi alle più piccole, quale ordine meraviglioso, quale bontà veramente divina! Non ascoltate una voce che vi dice: voi siete nata per essere felice?... ah! ma voi lo siete veramente, Paolina; voi non avete, come me, errato per questi prati nell’inverno, non avete dormito al rovaio sotto questi alberi, non avete provato gli spasimi della vita del povero, i tormenti crudeli della fame, il freddo, le malattie trascurate, le battiture.... eppure io era una povera bambina, buona, docile, innocente, e non aveva fatto nulla di male agli uomini....

Pronunciando queste parole, la voce della fanciulla divenne fioca e lamentevole, e chinò la testa sul seno, come sopraffatta dal peso mortale di quelle rimembranze, poi rialzandosi, aggiunse con accento più animato: «ma io non li odio gli uomini, no, io era nata per amarli, e mi addoloro profondamente pensando che i prosperi e i doviziosi dovranno