Pagina:Tarchetti - Paolina, 1875.djvu/99

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voi siete un angelo, Paolina, e le vostre parole mi ricondurrebbero alla virtù, fossi io pure il più sciagurato degli uomini. Dianzi ho meditato una vendetta, ho avuto mille pensieri colpevoli, ho creduto che non mi sarei mai potuto rassegnare a questa orrenda solitudine della prigione; ora mi sento già più tranquillo, e vedo che potrò vivere qui qualche tempo senza diventare un malvagio; ma io ho bisogno di voi, Paolina, io ho bisogno dei vostri suggerimenti per non essere del tutto infelice.

— Ohimè, disse la fanciulla, io sono anche così debole, io ho tanto bisogno di essere consolata!... — e quel signore ci ha detto che non potremo vederci tanto spesso! — ma quanti giorni avrete a restar qui?

— Quanti giorni! non lo so, forse quattro, otto mesi, forse un anno, così mi ha fatto credere il carceriere.

— Oh mio Dio! esclamarono le due fanciulle.

— Udite, Paolina, disse Luigi, vedendo che il custode impazientiva, e pensando che il tempo del loro colloquio era numerato; qualunque cosa sia per accadere di noi, i nostri destini non possono più rimanere disuniti; porgetemi la vostra mano, Iddio ci benedice da lassù, noi siamo marito e moglie: io ne chiamo a testimonio l’anima della vostra povera madre.

Mentre Paolina porgeva tremando la sua mano col volto soffuso di lagrime e di rossore, e la Mineu prostrata in un angolo della prigione, pregava per la felicità di suo fratello e della sua amica, una rondine venne a posarsi cantando sopra una sbarra della finestra: le sue note uscivano lim-