Pagina:Tartufari - Il miracolo, Roma, Romagna, 1909.djvu/115

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vedeva fiori, lettere, danari, e sempre l'uomo buono, il fante di cuori, si trovava mischiato con l'asso di spada, simboleggiante la signora.

Vanna ascoltava intenta, seguiva con occhio avido il giuoco delle carte; ma, a un certo punto, si alzava di scatto, indignata contro di sè, e imponeva a Palmina, con breve accento di comando, di tornarsene alle sue faccende.

I mesi d'inverno trascorsero, e la primavera, timidamente, poscia sempre più sicura e gioconda, alzò dalle nevi la testa bella, incoronata di fiori, e al suo ridestarsi tutto si ridestò.

I prati cominciarono a verzicare, i rami a gonfiarsi di gemme, le rondini a portare dall'Oriente i loro messaggi, i mandorli a velarsi di petali rosati, le siepi a odorare di biancospino, gli orti orvietani a pigolar di nidi, Serena a percorrere le vie in bianche vesti, il Duomo ad ammantarsi di luce, gli apostoli, i patriarchi, i dottori, gli angeli, gli arcangeli, i santi, le sante della facciata a sciogliersi dai veli azzurrognoli della nebbia, ed a letificare la piazza della loro giovinezza rinnovata.

Il giardinetto della casa dove abitava Fritz Langen era una grande canestra di rose e di giunchiglie, e di rose, di giunchiglie aulìvano le due stanze di lui, pei fiori adunati nelle coppe dalle mani industri della signora Maria.

— Ave Maria - egli le gridava, attraversando il giardino, e la signora gli domandava con premura:

— Desidera nulla, signor professore? - e l'